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IL RITORNO DI SIR JOSEPH MANDETTA

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Beppemandetta era stato lontano dalla bella Capaccio,per cinque anni, menando la sua vita nella nobile Toscana.

Ero sorpresa da suoi modi affabili, dalla sua parlata dolce; tra una battuta e l’altra  mi raccontava del suo percorso interiore, del suo cambiamento e di una maturità conquistata sulle rive dell’Arno, il tutto con il sottofondo di Renato Zero. Era un nuovo Beppemandetta, in dolce stil novo! Io ero un po’ felice e un po’ no: Se Beppemandetta si era convertito alla mistica orientale, se anche lui, deponendo le armi,  porgeva, con un sorriso ebete, l’altra guanciotta, voleva dire che ero rimasta sola con la mia rabbia cosmica, senza un amico con cui dare sfogo  alla frustrazione cocente: Perché non posso governare il mondo?

Anche Beppemandetta aveva trovato la sua dimensione, io,malignamente, pensavo che una femmina lo avesse sedato con arti e scienze  del tutto occulte, per noi povere mortali. Intanto, lo guardavo con la coda dell’occhio, cercando qualche cenno del vecchio  e caro Beppe, gli davo la nota giusta per una delle sue bestemmie, ma niente! Il  suo sguardo era sereno, come rapito da una visione celestiale.

Giunti, però, in zona Mercatello, un malcapitato automobilista svoltò senza segnalare la manovra e d’improvviso si scatenò l’ira funesta, repressa dall’aria calma delle colline senesi, e liberata dal traffico salernitano. Fui testimone della trasformazione: i suoi occhi divennero laser micidiali, La sua bocca, fino qualche secondo prima, dolce come una zuccheriera, diventò una mitraglia per scaricare bestemmie a raffica contro l’umana progenie,  terminò  l’opera con la celebre chiosa, a noi tanto cara, “ puozziate sterminà”, proferita a denti stretti e con le mani in aria, lanciate come giavellotti letali. Ero confusa dalla forza della trasmutazione, sembrava di aver assistito alla rivelazione dell’identità luciferina di  Al  Pacino, nell’ avvocato del diavolo.  Ero confusa, ma anche felice  per aver ritrovato  il mio vecchio amico, lo abbracciai forte e forte, dicendogli:”Ben tornato,Beppemandetta!”

Trascorremmo il pomeriggio, segregati nella Feltrinelli, spaziando come monadi vaganti, tra gli scaffali di storia , filosofia. Ecco quello che amo del mio Beppe, è l’unico uomo capace di traversate oceaniche col pensiero, di discorrere per ore dell’ultimo romanzo di Perez  Reverte, del recente saggio di Galimberti, finendo con l’ultimo episodio di Tigerman.

Verso sera, decidemmo che era giunta l’ora dell’aperitivo, e Beppe, pur essendo il re incontrastato del Mojito, beve duro, Negroni, prima di tutto, con Tanqueray- mi raccomando- Al primo giro eravamo allegri, al terzo eravamo pronti a contrattare con pirati liberiani per un  carico d’armi ed iniziare la rivoluzione, al quinto eravamo al  Quirinale, “i diarchi del futuro”.  Al decimo, compresi che ero perduta, che nonostante lo yoga,”i percorsi interiori”, litri di tè verde, ero ridiscesa negli inferi della movida. Spalla a spalla, io e il mio Beppe, ci incamminammo verso il parcheggio, dopo infiniti giri ci rendemmo conto che ritrovare l’auto era un missione impossibile. Fu allora che Beppe, vista la mia disperazione, sfoderò un sorriso da macho e uno sguardo sicuro, poi piano,lisciandosi la guanciotta barbuta, scandì le seguenti parole:”Don’t cry, baby, ti riporterò a casa!”. Ero testimone dell’ennesima trasformazione, era la scena di Kavin Costner in Revenge , gli elicotteri dei nemici volavano in alto , lanciando bombe e noi, ridendo e cantando, ritornammo al paesello, carichi di libri e a Gin, Tanquray-mi raccomando-

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