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La tomba del tuffatore fra plastica e rifiuti | La denuncia di McNe

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McNeya - alias Stefano Santoro - con spray e genio creativo, ha denunciato l’attuale disastro ambientale a danno dei nostri mari, e lo ha fatto unendo modernità e Magna Grecia.

Il 35enne originario di Baronissi, supportato da Greenpeace Salerno, ha realizzato un murale ispirato al celebre manufatto funerario di Paestum.

“Se riesco anche a sensibilizzare un solo ragazzo sul tema dell’inquinamento, io ho vinto. Il mio scopo è quello”, ha dichiarato il writer alla stampa.

L’opera ritrae il tuffatore nell’attimo prima di immergersi in un mare colmo di plastica e scarichi, in cui una tartaruga fa capolino osservando la scena inerme. L'affresco contemporaneo rompe - in un frame - quella delicata patina storica e sacra del dipinto, ricontestualizzandolo in uno scenario apocalittico in cui la natura implora pietà.

Affinché ci sia una rivoluzione sociale e culturale di massa, bisogna sconvolgere le coscienze. E l’arte sintetizzando il tutto, sovrastando le parole, può condurci verso la nostra meta.

Il messaggio di McNeya è forte e chiaro: salvaguardiamo la nostra più grande risorsa, il mare!

Come?

Riducendo l'uso della plastica, abolendo quella monouso, diminuendo lo spreco, i consumi.

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