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LA CAPANNA SUL MARE

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C’era una volta una bambina, una bambina veramente stramba, alta neanche un soldo di cacio, con gli occhi enormi e azzurri spalancati sul mondo, ed i capelli biondi tutti arruffati, si disperava quando tentavano di pettinarla e scappava via verso il mare, a piedi scalzi.

A cosa servono le scarpe, quando si hanno due piedi? Per la bambina questo era un vero mistero, una stranezza dei grandi. Passava le giornate con altri bambini a costruire capanne e ad inventare avventure.

Con i rami di pino si faceva il tetto e con due pali di legno, le pareti erano pronte, nella capanna la bambina sognava e parlava al vento, alle onde del mare affidava i suoi sogni. Ogni giorno bisognava ricostruire la capanna, perché di notte, il mare la portava via, tanto bella era la sua capanna che il mare la voleva per sé. “Ti faccio una promessa, mare! Un giorno, quando sarò un po’ più alta, ti costruirò una bella capanna, la più bella capanna del mondo”, disse, orgogliosa, la bimba scalza.

Poi venne il tempo di andare a scuola e imposero alla bambina di mettere le scarpe, ma lei sotto il banco le toglieva pensando all’estate e alla capanna sul mare; la maestra parlava, ma lei cercava con lo sguardo il mare. Passò il tempo, veloce come un fulmine e la bambina diventò grande: una ragazza che andava al lavoro ogni mattina, in uno studio in città. Ai piedi portava scarpe strette ed eleganti, da praticante avvocato. Solo i capelli erano sempre in disordine, sempre arruffati.

Un giorno mentre studiava, il vento spalancò la finestra dell’ufficio e fece volare via documenti e testi importanti. La ragazza si mise a contemplare quel volo tutto candido e bianco: i fogli sembravano uno stormo i gabbiani danzanti. “Il vento vuole dirmi qualcosa”, pensò la ragazza mentre tentava di raccogliere i fogli. Ma il vento li aveva trascinati in volo, lontano...verso il mare. Pose l’orecchio, facendo attenzione per udire le parole del vento e allora, chiaramente, il vento le disse: ”hai dimenticato la promessa che hai fatto al mare, bambina scalza”! Allora la ragazza iniziò a correre giù per le scale dell’ufficio, togliendosi le scarpe da praticante avvocato e continuò a correre. Corse tanto, fino a giungere sulla riva del mare.

L’indomani non andò in ufficio, né il giorno dopo. Camminò per giorni e giorni lungo la spiaggia, fin quando non scorse la capanna sul mare. Il cuore cominciò a battere forte: dumdum dumdum. Rimise a posto ogni cosa, quel poco che c’era, sapendo che alla gioia non serve molto, e distese un bel tappeto perché la felicità entrasse in pompa magna, con un bel corteo di allegri musicanti. Quando il sole si tuffò nel mare, pensò che ci voleva un po’ di luce tenue per fare l’amore, ma le stelle le sorrisero, amiche, e lasciò alla notte tutta la sua magia. Seduta sulla sabbia, contemplò la sua bella capanna e pensò che era giunto il momento di fare festa, e gli amici arrivarono, con i loro sorrisi, gli abbracci.

Ballarono a piedi nudi, anche le ragazze: buttarono via i loro tacchi spillo, ballarono con la musica che il mare portava dall’Africa, da Cuba, dal Brasile, dal Messico. E i cuori di tutti, di tutta quella gente semplice e allegra, si intonarono al suo …dumdum …dumdum.

Il tempo non è passato. Chi conosce il segreto delle onde, sa che il tempo è solo un gioco.

Se ti trovi da queste parti o su una spiaggia in qualunque parte del mondo, segui la tua onda, fidati delle voce del vento! La capanna sul mare è lì, non serve bussare, perché non ci sono porte e non importa chi sei o cosa fai: butta via le scarpe e sorridi.

Sei un amico, sei finalmente a casa, nella tua capanna sul mare.

Filionda di Biancaluna Bifulco
Via Laura Mare - Capaccio Paestum (SA)
Tel: 0828851895 / Cel: 3911003962
P.IVA: 05038210653
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