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What's Happiness? La Felicità secondo Fernanda

  • Giovanna Landi
  • Blog

What’s Happiness?

È la domanda che vogliamo porci e porvi, in questo periodo di nuovi inizi e cambiamenti, mentre i colori dell’estate sbiadiscono e ci si prepara all’autunno che sta per arrivare.

Il termine “Felicità” deriva dal latino felicitas, da felix -icis. La radice “fe-” significa abbondanza, ricchezza e prosperità. Si tratta, dunque, dello stato d’animo positivo di chi si ritiene soddisfatto. Ma che cosa ci dona effettivamente questo senso di appagamento? Cos’è davvero la felicità?

Capirlo è una delle più grandi conquiste, perché ognuno di noi, in fondo, cerca una cosa sola: come essere felice.

 

 


Abbiamo chiesto alla nostra Fernanda Dalila, che ci ha raccontato da cosa è partita la sua ricerca e cosa significhi per lei, oggi, essere felice.

Fernanda, fin da piccola, si è sempre sentita bambina pur essendo nata in un corpo maschile. Non riconoscendosi in quel corpo ha vissuto la sua infanzia rifugiandosi in una realtà immaginaria, ed è stata dura per lei rendersi conto, durante l’adolescenza, che pur sentendomi donna non lo era. Al suo disagio si sommava la difficoltà di parlarne con i genitori, essendo nata in una famiglia tradizionalista con un padre dedito soprattutto al lavoro e poco presente a casa.

Quando aveva circa vent’anni, rimase felicemente sorpresa nel leggere un articolo su una rivista in cui si parlava di una donna che aveva subìto un intervento di riconversione chirurgica di sesso. Per anni conservò quell’articolo, finché un giorno decise di parlarne con sua madre. Posò la rivista sul tavolo e le disse di leggere quella storia perché quello che c’era scritto in quelle righe rappresentava il suo più grande desiderio. Purtroppo non fu capita, sua madre pur non opponendosi esplicitamente restò molto male e iniziò a seminare dubbi sul fatto che l’intervento non fosse una buona idea, mentre suo padre non affrontò mai la questione e fece finta di niente. Fernanda si convinse che sua madre avesse ragione ma, essendo ormai chiaro il suo orientamento sessuale, si sentì un po’ più libera di esprimere la sua femminilità. Iniziò a farsi crescere i capelli, a farsi la ceretta sulle gambe, ad usare un filo di trucco, senza mai esagerare. Le sembrò di aver trovato così un suo equilibrio. Ciò nonostante non era felice, dentro di sé era sempre vivo il desiderio di sentirsi autenticamente se stessa, di diventare finalmente la donna che avrebbe sempre voluto essere.

Dopo la morte improvvisa di suo padre, Fernanda iniziò a pensare a quanto fragile sia la vita e a quanto sbagliato fosse non viverla a pieno. E così prese coraggio e diede inizio al suo percorso, senza dire niente alla sua famiglia. Dopo diversi mesi di consulenza psicologica, fu ritenuta idonea all’operazione e, solo a quel punto, trovò la forza di affrontare sua madre. Le scrisse una lunga lettera in cui ripercorreva la sua vita e, in maniera assertiva, le comunicò la sua decisione, chiedendole di starle accanto e di sostenerla, a differenza di quanto era accaduto quindici anni prima. Stavolta sua madre comprese le sue ragioni e, di fronte a tanta fermezza, non si oppose.

Nel periodo di transizione e di cure ormonali, che precedette l’intervento e durò un anno, Fernanda visse una seconda adolescenza. Il corpo femminile che aveva sempre desiderato si materializzava sotto i suoi occhi, furono momenti emozionanti che tuttora custodisce nel cuore. L’operazione avvenne a Bangkok, a starle accanto per tutto il periodo di degenza e a supportarla fu una sua carissima amica verso la quale Fernanda nutre infinita gratitudine e definisce “la madrina della sua nuova nascita”.

Al ritorno a casa, ad accoglierla con un abbraccio la aspettavano sua madre, sua nonna Maria Gaetana con la quale ha sempre avuto un rapporto molto speciale, suo fratello, i suoi amici ma anche l’intera comunità del suo paese, che le ha manifestato tutto il suo affetto.

E oggi, alla domanda “Cos’è la Felicità?” Fernanda Dalila risponde:

La Felicità per me è alzarsi la mattina, guardarsi allo specchio e riconoscersi, andare a letto la sera e dormire sereni, con la coscienza di chi sa di non aver fatto male a nessuno e forse di aver fatto qualcosa di buono.

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